Casa vacanze "La Villa sulla Roccia"
Home - La Villa - Requisiti della Villa - Le camere - Ubicazione e come arrivare - Mappa del sito - Contatti - Prenotazioni
Cenni storici su Fornazzo e "La Villa sulla Roccia"
Fornazzo (800 metri s.l.m.) fu costruito sulle lave del 1689, quelle che scesero dalla Valle del Bove e giunsero quasi a Macchia di Giarre. E' l'ultimo avamposto prima di intraprendere la strada della montagna e immergersi nei fantastici boschi della Cerrita.
Erano i primi anni del ‘900, alla terra si chiedeva da vivere e la montagna, con i suoi boschi, con le lave antiche, con la neve che la ricopriva nei lunghi inverni, offriva tante risorse in quell’economia primitiva dove l’essenziale era sufficiente.
I carbonai accostavano i tronchi di quercia sollevandoli sopra “u fussuni” dove ardeva il fuoco che cuoceva lentamente la legna verde trasformandola, l’aria sapeva di fumo e di odore acre, fili di fumo costellavano la montagna dove uomini solitari sorvegliavano giorno e notte “u fussuni” che avrebbe dato il carbone per cuocere il cibo e per scaldarsi.
La neve era una risorsa primaria. Prima che sorgesse l’industria del ghiaccio, quella era l’unica fonte di refrigerazione. D’inverno in montagna le nevicate erano abbondantissime e gli uomini raccoglievano la neve in grandi fossati , le “nivere”, dove la neve si pestava a lungo per comprimerla. Si proteggeva poi con un alto strato di foglie secche e di terra e d’estate veniva trasportata nei paesi e nelle città di pianura per calmare l’arsura.
Nella “nivera”, dove era stata raccolta, la neve veniva segata in lastroni e caricata sui muli e all’alba i mulattieri scendevano dalla montagna per rifornire di neve le botteghe e le famiglie. La neve veniva portata in tavola dentro i boccali con il vino o si grattugiava e si condiva con limone e zucchero per la gioia dei bambini.
Il commercio della neve era così fiorente che si raccolse in questa contrada gente venuta dai paesi vicini dove “ don Puddu da nivi”, il giarrese Giuseppe Leotta, dava lavoro a moltissime persone.
Nacque così il borgo di Fornazzo, luogo di confluenza di vari paesi e punto di collegamento con la montagna.
Nel 1922 “don Puddu da nivi ” costruì la teleferica, la prima sull’Etna, con la quale la neve veniva trasportata dalla Cerrita sino a Fornazzo dove veniva raccolta nella “nivera” a ridosso della villa che il cav. Liotta aveva fatto costruire.
La lava del 1928 distrusse la teleferica ponendo fine a un rigoglioso commercio che poi l’avvento del ghiaccio avrebbe definitivamente soppiantato.
Com’era Fornazzo nei primi decenni del '900 lo descriveva l’ing. Rosario Caltabiano, amante della montagna e nonno dell'attuale proprietario, che nel 1934 costruì la sua “villa sulla roccia” nel costone di lava proteso fra la montagna e il mare. Lì vi passava l’estate con la famiglia e i suoi libri e dalle terrazze che lasciavano vedere il mare, la costa calabra e i monti dell’Etna, che egli indicava col nome uno ad uno, parlava della vita laboriosa degli abitanti del borgo scandita dai ritmi delle stagioni e dalle fatiche quotidiane. Parlava della gente che dai paesi vicini saliva a piedi sulla montagna con una corda sulle spalle per raccogliere legna da ardere che veniva portata giù a strascico dai muli.
Parlava della “pirrera”la cava di pietra dove con martello e piccone si estraeva la pietra lavica per costruire le case.
Gli anni hanno cambiato il modo di vivere ma a Fornazzo , piccola frazione di Milo, si respira ancora un’aria antica, fatta di silenzi, di aria pura, di passeggiate nei boschi che circondano l’abitato, di escursioni in montagna.
E’ questa atmosfera che gli ha fatto attribuire dalla rivista Airone nel 1991 il titolo di “villaggio ideale d’Italia”, “dove vivere è bello” .
Rosanna Marchese
© 2005 "La Villa sulla Roccia"
- All right reserved.-Web ottimizzato per risoluzione 1024x768
Web realized by STM
Italia